PERCHE’ CHRIS ANCORA E’

IMPORTANTE PER IL TENNIS
 

Senza dubbio Billie Jean King ha dato l’avvio al tennis femminile come lo conosciamo oggi, ma è stata Chris Evert a guidare tutto il m movimento al successo.E l’ha fatto con stile, grazia, dignità, instancabile determinazione e un portentoso rovescio bimane che ha spinto la gente, in tutto il mondo, a prendere una racchetta in mano e provare a giocare, ispirata dal suo esempio.

Fungendo da catalizzatore per il pubblico e mantenendo uno straordinario livello di gioco, Chris è stata il cavaliere dalla brillante armatura per uno sport che, per i suoi veri devoti, è molto più di un semplice sport, qualcosa di più vicino ad una disciplina orientale. Il tennis è una disciplina che riguarda il coraggio personale, l’impegno, l’affrontare tutto ciò che la sfida ti riserva trovando la volontà e la determinazione per lottare contro qualsiasi cosa ti si opponga e, soprattutto, l’essere l’unico creatore del tuo stesso destino: insomma uno sport nel quale ognuno deve prendersi in tutto e per tutto le proprie responsabilità. I match più duri sono come una corsa furiosa incontro agli alberi, di notte, senza luci mentre raccogli per strada, nel buio, tutti gli indizi per tornare a casa. E dopo che il trofeo è stato conquistato e la lotta sul campo vinta, le ricompense sono tutte interiori e, ancora, appartengono solo a te stesso. E, naturalmente, ai milioni di fans che ti hanno guardato giocare in tutto il mondo! Questa è l’emozione del tennis.

Ma torniamo a Chris: la sua tenacità sul campo e le sue particolari qualità come giocatrice la renderebbero una figura fondamentale dello sport oggi come quando per la prima volta attirò l’attenzione degli appassionati, al suo debutto, più di 30 anni fa.

Classe. Coraggio. Eleganza. Integrità. Consistenza. Tenacità. Una ferrea volontà a non voler concedere neanche un punto alle proprie avversarie. E la sua elegante sportività, già di per sé leggendaria. Sono tutti tratti senza tempo, che saranno sempre rilevanti per il tennis e che non sono esemplificati al meglio se non in Christine Marie Evert.
Chris trasudava una calma, una compostezza ed insieme un’impenetrabile volontà d’acciaio in campo, che facevano si che la gente si riferisse a lei con l’appellativo di “La Regina”.

Ci sono senza dubbio state giocatrici che possedevano più potenza, più aggressività, più spontaneità ed espressività e certamente una maggiore agilità nel gioco di rete.

 

[Evert & Billie Jean King, pictured right]

Ma in aggiunta alla sua nota capacità di concentrazione e freddezza, Chris era incredibilmente agile e svelta di gambe. Sapeva perfettamente come utilizzare le dimensioni del campo per avvantaggiarsi della superficie di gioco e anche mettersi nelle condizioni di creare colpi vincenti che spesso facevano scoprire, a commentatori attoniti, angolazioni fino ad allora sconosciute. Con un gioco di gambe così preciso, raramente veniva colta fuori posizione ed era capace di dettare il ritmo del match da fondo campo, andando a rete solo per stringere la mano alla propria avversaria.

E naturalmente Chris era una giocatrice bella da vedere: con un’incredibile grazia, precisione nei movimenti e produzione di colpi di rara precisione. Non come la “gazzella” Suzanne Lenglen, ma più come la soggezione che uno sente nell’essere testimone della perfezione di un capolavoro di un pittore. Possiamo definire il suo gioco “economico” per il rapporto inversamente proporzionale tra lo sforzo che esso sembrava richiederle nel tirare il colpo e la potenza ed accuratezza del medesimo.

Un’altra chiave della sua consistenza era la magistrale preparazione della racchetta. Nell’esatto momento in cui la palla lasciava la racchetta dell’avversaria, Chris ruotava le spalle, sul dritto o sul rovescio. Questo anticipo nella preparazione, insieme al gioco di gambe ed alla mobilità, faceva si che Chris si trovasse sempre in perfetta posizione rispetto alla palla e ben piantata sui piedi in largo anticipo, con il tempo per decidere dove e come tirare il suo colpo. Inoltre teneva le sue avversarie inchiodate a fondo campo piazzando colpi così penetranti da rimbalzare solo pochi centimetri dalla linea di fondo. In questa maniera le avversarie erano costrette a rimanere sulla difensiva e a continuare a giocare il gioco di Chris. Una volta preso il sopravvento difficilmente Chris lasciava la possibilità alle avversarie di rovesciare il gioco a loro favore: era maestra nel cambiare il ritmo dell’incontro con un pallonetto, la sua famosa palla corta o un repentino cambio di direzione e riprendere così il controllo del match.

Erano le giocatrici di rete ad avere le maggiori opportunità contro Chris: si sentiva pressata, il suo ritmo spezzato dalle incursioni a rete e doveva preoccuparsi della posizione dell’avversaria a rete. Detto ciò, Chris amava i bersagli, aveva senza dubbio il miglior pallonetto nella storia del tennis, soprattutto quando lo usava in attacco, e possedeva degli infallibili e potenti passanti sia di dritto che di rovescio. Un attacco troppo corto dava a Chris la possibilità di inserire il pilota automatico ai suoi fondamentali e dirigerli verso qualsiasi angolo aperto del campo: si attaccava a proprio rischio e pericolo.

Tutte le maggiori avversarie di Chris – Martina Navratilova, Bilie Jean King, Margaret Court, Hana Mandlikova, Evonne Goolagong, Virginia Wade – erano attaccanti, eccetto Tracy Austin, con la quale era come giocare allo specchio, e Steffi Graf. Chris pose la parola fine alla rivalità con la Austin nel loro ultimo incontro, la semifinale del Master del 1982 a New York, demolendola con un inequivocabile 60/60. Nel caso della Graf, si trattava della storia di un’emergente campionessa diciannovenne contro una donna trentaquattrenne navigando verso l’inevitabile cambio della guardia. Chris sintetizzò perfettamente la situazione, allora: “ Sono ad un nuovo stadio della mia carriera: il finale di carriera."
Mentre il sole tramontava sull’Era Evert, alla fine della stagione tennistica 1989, l’importanza di ciò che Chris ha portato al tennis, ancora rimane.
Ma la ragione principale per cui Chris ed il suo gioco sono ancora fondamentali per tennis d’oggi risiede nel recente emergere del “power tennis”. Con un maggior giro di denaro, distrazioni provenienti dal mondo della moda e dello spettacolo che allontanano l’obiettivo dei giocatori dai valori di onore ed integrità, insieme agli effetti delle palle da tennis modificate per essere ancora più veloci, tirate da racchette più potenti con piatti corde più larghi, il tennis è diventato Power – Heavy e Absent-Minded.

E la quieta contemplazione, la semplice gioia degli spettatori del tennis nel riuscire a vedere la meccanica della meticolosa costruzione del colpo e la selezione tra una vasta varietà di colpi, che richiede tempo per essere eseguita, stanno venendo spazzate via da una tempesta di servizi tirati alla cieca e punti veloci. Sono passati i giorni delle finali da strategia scacchistica che facevano infervorare, urlare, gemere gli spettatori ad ogni colpo perfettamente eseguito nella classica rivalità Evert vs Navratilova. Con l’era del Power Tennis, il metodo, il procedimento dietro il tennis è stato oscurato dalla confusione, diminuendo sensibilmente il coinvolgimento che uno spettatore può provare nel capire un giocatore e sentire visceralmente quanta concentrazione e quanto impegno occorrono per costruire ogni singolo colpo ed ogni singola angolazione che ogni singolo punto richiede ai suoi iniziati.

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